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’L’anima che rompe’ è il nuovo singolo di Costanzo Del Pinto. Disponibile dal 9 Gennaio in radio e su tutte le piattaforme digitali (Believe - Next Stop Music Publishing). Costanzo ha partecipato ad Amici di Maria De Filippi, nella fase del serale, in squadra blu, capitanata dal direttore artistico Miguel Bosè. Successivamente incontra Dodi Battaglia (Pooh) e intraprende con lui una collaborazione che dura da anni, interpretando le parti principali dei loro grandi successi in più di 300 concerti con CD/DVD Live ufficiale. Collabora in seguito con: Marco Masini, Stefano D’Orazio, Fio Zanotti, Luca Carboni, Gigi D’Alessio, Mario Biondi, Enrico Ruggeri, Maurizio Solieri, Mietta, Silvia Mezzanotte, Ignazio Boschetto, Fiordaliso. Nel panorama dei cantautori emersi dai talent, Costanzo Del Pinto rappresenta un caso interessante, meno esposta ma più coerente. L’esperienza ad Amici ha funzionato da acceleratore di visibilità, ma non ne ha definito l’identità artistica, che si è invece costruita nel tempo attraverso il lavoro live, la scrittura e un confronto costante con il palco. Del Pinto ha scelto una strada di sedimentazione più che di immediatezza ed oggi con nuova musica e una maturità evidente nella forma e nei temi, il suo percorso invita a una riflessione più ampia su cosa resti davvero, nel medio periodo, dell’esperienza dei talent e su come un artista possa emanciparsene senza rinnegarla. Del Pinto ha pubblicato diversi singoli, tra cui "L'Ultima Sigaretta", "L'Anima Che Rompe", "Senti che storia", "Vivi il momento" e "Supersonica". Lo abbiamo incontrato e scoperto che anche in lui (come quasi sempre) vive un’anima rock.
È da poco uscito il tuo nuovo singolo L’ANIMA CHE ROMPE. Cosa vuoi raccontarci di questo nuovo lavoro? “L’ANIMA CHE ROMPE” è una canzone nata da una frattura. Parla di quando senti tutto che spinge, che non sta più al suo posto. È il momento in cui smetti di fare finta di stare bene e lasci uscire quello che sei davvero, anche se fa rumore, anche se fa paura. È un brano molto fisico, viscerale, non chiede permesso.
In tutti questi anni hai lavorato con tanti artisti italiani. C’è un musicista o una band internazionale con cui ti piacerebbe collaborare? Sì, diversi. Se dovessi sognare in grande direi qualcuno che ha fatto della verità una cifra artistica: i Radiohead, per la libertà totale, oppure Jeff Buckley, anche solo idealmente, per quella capacità di cantare come se non ci fosse rete sotto. Mi affascinano gli artisti che non cercano il consenso, ma l’urgenza.
Molti sognano Sanremo. Tu cosa ne pensi a tal proposito? Sanremo è una vetrina potentissima, inutile negarlo. Non è il sogno in sé, però. Per me il sogno è portare una canzone vera, che mi rappresenti davvero. Se Sanremo diventa il luogo giusto per farlo, bene. Se no, la musica trova sempre un’altra strada.
Quando hai realizzato esattamente che la musica sarebbe stata la tua vita? Quando ho capito che non riuscivo a scappare. Anche nei momenti peggiori, quando tutto sembrava dirmi “basta”, la musica restava. Non come scelta romantica, ma come necessità. A un certo punto non decidi più: semplicemente sei lì. E quando l’ho capito, mi sono formato professionalmente per farne una strada.
Sei in partenza per un nuovo tour? Stiamo lavorando proprio su questo. L’idea è portare questi brani dal vivo in una forma molto diretta, senza sovrastrutture, dove il concerto diventa quasi un incontro. Voglio che chi viene sotto il palco si senta, come ogni anno, parte di qualcosa, non spettatore.
Hai mai pensato anche a un album rock? Più che pensato: ci sto girando intorno da tempo. Vengo da lì a 360 gradi! Il rock, per me, non è un genere ma un’attitudine. Prima o poi arriverà un progetto più ruvido, più sporco, più libero. Quando succederà, sarà perché non poteva essere altrimenti.
Articolo del
03/02/2026 -
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