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Andiamo dentro i meandri della Sghetto Records e sfogliamo le pagine più interessanti di questo esordio firmato dal batterista, compositore e cantante Joe Allotta. Sicuramente è dal Jazz che dobbiamo partire… sicuramente è dalla world più raffinata che dobbiamo attingere anche qualche cartuccia da sparare contro il bersaglio. Elettronica, funk, un certo R’n’B losangelino… tantissima libertà dentro questo lavoro dal titolo “Transition” che troviamo anche dentro una bella release in vinile.
Un disco che arriva dopo lunghi anni di gavetta… l’urgenza di scrivere cose o forse il bisogno di mettere da parte appunti di viaggio? In realtà nessuna delle due! :) Ad un certo punto ho sentito il bisogno di fare una cosa mia, senza che nessuno si mettesse tra i piedi. Avevo dei provini sul computer, dopo essermi trasferito a bolo ho conosciuto la realtá di Sghetto e abbiamo iniziato a lavorare a quello che è successivamente diventato me vs me vol. 1.
Il rock dialoga con l’elettronica e il jazz con la world music. Sempre affascinate vedere cosa accade mescolando cose… si rischia di non smettere più. Si rischia anche di non avere personalità e punti fermi secondo te? Per quanto mi riguarda, associo il non avere personalitá al fare una cosa tale e quale agli altri, senza metterci niente di personale. Viviamo in un mondo dove la contaminazione é presente su tutto, soprattutto se parliamo di jazz.
Nelle immagini che vedo di te c’è sempre caos sfocato o comunque una tua sospensione nel movimento che hai attorno. Vero? E ha senso dunque chiederti perché? Più che caos sfocato, mi ritrovo in una fase di transizione dove verte cose sono molto visibili e altre più indefinite, sfocate, motivo per cui ho scelto di chiamare questo disco “Transition”.
Se ti chiedessi dischi e artisti di riferimento? Cosciente di portare al nostro ascolto un suono assai distante dalle tradizionali abitudini italiane? Le abitudini italiane stanno cambiando, te lo assicuro! Esiste un movimento sotterraneo ispirato alla scena jazz uk/americana che spinge di brutto. Personalmente la mia musica non esisterebbe senza artisti come Youssef Kamaal, Robert Glasper, Tom Misch, Kaytranada, corto.alto… E dischi di riferimento come “Bad with names” (corto.alto), “Black radio” (Robert Glasper)… “Black focus” (Youssef Kamaal).
E dalla Sicilia, da Bologna… quale incontro artistico hai avuto per portare la tua idea di suono verso queste scelte? Tra la Sicilia e Bologna ci sta il collante principale di tutto, Londra. Aver vissuto lì per quasi 8 anni mi ha aperto ad un mondo musicale nuovo che mi ha permesso di trovare quel sound che al giorno d'oggi mi rappresenta, ben diverso dalla pappa in scatola che ti rifilano in Italia.
Ti lascio una mia impressione. Te la consegno sperando di ispirare qualche tuo ragionamento. “Transition” è un disco dedicante liquido e mai fermo su una posizione. Come la vita… “Transition” è quello che sono oggi, con tutte le sfaccettature ed esperienze che risalgono sia alla Sicilia, passando da londra dove il tutto poi ha preso forma definitiva a Bologna.
Articolo del
28/01/2026 -
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