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Marco Del Bene, compositore, polistrumentista e produttore, con un percorso artistico iniziato con la composizione classica, transitando per l’industrial rock, per approdare infine alla musica elettronica, e un lavoro iniziato nel mondo del teatro e della musica pop con importanti collaborazioni con artisti nazionali, arrivando infine al mondo dei videogiochi e del cinema. Il suo ultimo disco “Osaka I dance” con lo pseudonimo di MKDB uscito il 13 gennaio 2026 per Instant Crush Records è una metafora musicale profonda. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per Extra! Music Magazine
Il tuo ultimo lavoro fornisce un'istantanea variegata, e contemporaneamente drammatica, dell'attualità che stiamo vivendo e alla quale molti, pur essendo consapevoli, si rassegnano. Una consapevolezza derivante dal sostanziale stato di solitudine che emerge anche da alcuni tuoi pezzi. Ritieni che l'arte, e in particolare la musica, possa ancora svolgere un ruolo di stimolo per una presa di coscienza collettiva e non solamente individuale? La solitudine che ho voluto intercettare è quella del genere umano, mettendo al centro il fatto di essere abitante di un piccolo pianeta. Mi ha colpito molto la testimonianza di alcuni astronauti che, dal ritorno dai loro viaggi, hanno condiviso una sensazione di solitudine e fragilità del nostro pianeta. Le osservazioni che emergevano riguardavano le priorità. Oggi la priorità del genere umano è la crescita economica, vedi le guerre motivate dalle terre rare, ma si possono fare mille esempi. Mi ha colpito il fatto che astronauti, militari sostanzialmente, ribaltassero totalmente la priorità percepita mettendo al primo posto il pianeta, la società e in ultima la crescita economica. Da questo punto, e dal disagio che penso proviamo in molti a vivere in questo contesto, è nato un album dedicato all’essere un umano e ho avuto il desiderio di sottolinearlo attraverso delle ballad dalla struttura molto semplice e grazie alla poesia. Credo non sia la mia musica ma sia una che riflessione prima o poi ci accomuna tutti
Perché hai scelto proprio Osaka per rappresentare il rischio dell'autodistruzione umana? Perché il disco è una “dance” con la morte. Il concetto non è quello di morte messicano, ma quello occidentale, di inevitabilità e fine. Era nato per essere più leggero nel suo intento, ma alla fine è diventata una riflessione intensa. Anche l’elettronica e l’orchestra, che spesso utilizzo, ha dato spazio alla forma canzone e alla chitarra, il mio strumento. Stiamo andando verso uno scenario irreale tanto quanto inquietante. Italia, Germania e Giappone, tre paesi che per storici motivi hanno una percezione dell’esercito negativa, hanno ricominciato ad armarsi fino ai denti perché a loro dire si devono difendersi dal nemico. Osaka è la città dell’Expo, la città del divertimento goliardico. Da qui la copertina di una città alla Blade Runner, dove ci si diverte mentre il mondo cade a pezzi, dove una società di super ricchi governa il mondo con la tecnopolitica e dove l’umanità che non ha accesso a determinati standard, viene tenuta a un puro livello di mera sopravvivenza. Questo il mondo della ipotetica Osaka, un mondo virtuale e dispotico e non tanto distante da quello che viviamo
L'uomo è malvagio per natura, come riteneva Machiavelli, oppure è buono come pensava Rousseau ed è la società che lo cambia e in tal caso sei fiducioso per il futuro oppure pensi che il mondo, almeno come lo conosciamo, sia destinato all'autodistruzione? La mia storia e il mio pensiero non da soluzioni, non se ne arroga il diritto. Attraverso il mio lavoro spero tuttavia di mettere al centro domande e riflessioni e in questo album questa urgenza personale è più forte. Credo molto nel potere della vibrazione, faccio una grande ricerca sul suono con questo intento. Trovo che, malgrado tutto, ci sia molta poesia nel mondo, l’essere umano è capace di creare meraviglie incredibili, è bene ricordarsene. Sono spaventato dalla grettezza del pensiero dell’oggi, del linguaggio, delle relazioni, questo sì. Sono una persona positiva e vedo il futuro migliore nelle nuove generazioni. I più giovani stanno dimostrando una grande sensibilità nel guardare al loro presente e il l contemporaneo porta con sé una complessità di lettura davvero enorme, non si può appiattire la nostra contemporaneità in letture monoteistiche, a fede unica. Nel seme dell’uomo c’è il bene e il male, la risonanza positiva della sua azione è data da molti fattori. Cultura, ascolto, dialogo, curiosità e cuore collaborano per far emergere il positivo, se si alimenta unicamente il lupo cattivo, l’umanità saprà dare sicuramente il peggio di sé, diventando nociva e distruttiva. Queste domande complesse richiedono risposte complesse. Eppure anche semplicemente, secondo me, è necessario mantenere un pensiero critico che ci aiuti in un percorso che per scelta non sia mai autodistruttivo. Credo che l’uomo abbia bisogno di tornare alla profondità di lettura e di ascolto. Il successo di podcast e di nuovi social immersivi come Substack lo dimostrano
Il bluebird di Bukovski è destinato a uscire? Anche questa è una domanda estremamente complessa. Ho lavorato con molti artisti del contemporaneo come Oliviero Rainaldi, Angelo Accardi, Federico Solmi affiancandoli con le mie musiche e vedo molto vivo questo bluebird nelle vite di questi artisti, hanno un approccio autentico alla loro creatività, questo sì. Il Bluebird di Bukovski è una riflessione che devo a un mio amico che è anche un filosofo del contemporaneo, Gianluca Torresi, un uomo di grande sensibilità che mi ha spronato a musicare questa meravigliosa poesia.
Articolo del
20/01/2026 -
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