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XTC
Live Boots (Emerald City, Cherry Hill, NJ, 4/17/1981)
2026
APE
di
Andrea Salacone
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Uscito per il Record Store Day dello scorso aprile, questo doppio LP dal vivo degli XTC è stato un titolo troppo accattivante per lasciarselo sfuggire, malgrado il prezzo elevato e una confezione coloratissima ma atrocemente kitsch.
Nel 1981 la band è in tournée per promuovere con una serie di concerti l’album “The Black Sea”. Nelle striminzite “liner notes” Andy Partridge e Dave Gregory mettono in evidenza l’affiatamento del gruppo durante le esibizioni: gli XTC erano un marchingegno a orologeria; un meccanismo potente, perfetto, che affrontava il palco con slancio travolgente. Spesso i ritmi delle canzoni venivano accelerati, per impulsività o per mostrare ai presenti la propria perizia con gli strumenti.
La brillantezza del repertorio è costante nell’intera scaletta. “Reel By Reel”, “Life Begins At The Hop”, “When You're Near Me I Have Difficulty”, “Ball And Chain” sono solo alcuni esempi di composizioni vibranti, costruite su riff articolati e/o passaggi melodici prodigiosi. La chitarra elettrica è graffiante, ma spesso cesella miniature pop, sostenuta da una sezione ritmica efficace che martella e incalza (“Sgt. Rock Is Going To Help Me”, “Roads Girdle The Globe”, “This Is Pop”, “Helicopter”, “Outside World”).
Tralasciando i testi, che meriterebbero un’analisi approfondita per l’acume con cui sono messe alla berlina le storture della società dell’epoca, non solo quella inglese (il mondo era ancora diviso nei due blocchi contrapposti Stati Uniti/Unione Sovietica, si ascolti il commento che introduce “Living Through Another Cuba”), è impossibile non citare due perle quali “Making Plans For Nigel” e “Statue Of Liberty”, orecchiabili e trascinanti.
Viene da chiedersi come sia possibile che la musica di un complesso dotato di un tale talento e di un’originalità così spiccata non “appartenga”, in termini di riconoscimento pubblico, al patrimonio collettivo e che rimanga confinata in una nicchia, per quanto molto solida.
Da ricordare, comunque, anche l’esecuzione di “No Language In Our Lungs” e quella vorticosa, dilatata, di “Scissor Man”, che rappresentano rispettivamente il lato più morbido e quello più sperimentale della band. Imperdibile.
Articolo del
02/07/2026 -
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