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Superamento dei confini tra generi, con veri e propri attraversamenti musicali, dove l’estetica elettronica rimane comunque la chiave di volta di un album profondamente umano e di denuncia sociale, con una narrazione artistica finalizzata a divenire il respiro iniziale di una ritrovata vicinanza emotiva.
Questo è “Osaka I dance” di MKDB, uscito il 13 gennaio 2026 per Instant Crush Records, metafora musicale che prende vita da una riflessione profonda sull’incapacità umana di apprendere dagli eventi drammatici del passato.
L’album è stato anticipato da due singoli, CHAMPIONS OF LONELINESS, e LARA’S BIRTHDAY, ambedue con cover di elevato valore artistico e anticipatrici dei temi centrali del nuovo album, prima di tutto la solitudine che pervade la modernità liquida che stiamo tutti vivendo.
Marco Del Bene è compositore, polistrumentista e produttore, con un percorso artistico iniziato con la composizione classica, transitando per l’industrial rock, per approdare infine alla musica elettronica, e un lavoro iniziato nel mondo del teatro e della musica pop con importanti collaborazioni con artisti nazionali, arrivando infine al mondo dei videogiochi e del cinema.
Ha composto le musiche di Not to Forget (2022), film vincitore di ben cinque Oscar, e ha vinto il premio come miglior compositore al New York Across Film Festival.
Collabora da tempo con molti artisti ed è direttore artistico di Bronzi50; le sue esperienze lo hanno fatto giungere alla Biennale di Venezia, oltre a poter vantare collaborazioni internazionali.
Il suo linguaggio musicale deriva da un approccio multidisciplinare che fonde radici classiche, sperimentazione elettronica e una forte vocazione cinematografica ed è un mosaico di influenze diverse: elettronica e rock industriale che gli forniscono sonorità granitiche, ma anche suoni filtrati da synth analogici, tessuti sonori introspettivi molto nord europei, scenari ambientali ed emotivi.
Osaka I dance offre all’ascoltatore un ventaglio di emozioni, un caleidoscopio musicale, uno sguardo complessivo sulla situazione attuale che rischia di portare il mondo, immemore del tragico passato al quale la grafica dell’album fa palese riferimento, all’autodistruzione.
Notevoli alcuni brani, già a partire da “OSAKA – intro”, breve, con suoni ambient sui quali si adagiano piano piano le note del violoncello, lasciando poi campo a un motivo che si ripete con qualche variazione, semplice ma efficace, cedendo poi il passo a “SEED OF THE UNIVERSE”, una vera e propria narrazione sulla comune origine dell’essere umano “We were born from the same explosion,//a breath of light scattered through the dark,//a single pulse divided//into billions of names.”
Nell’album si trovano accorgimenti artistici di rilievo, sia musicali, come in “Dance in Osaka”, anche se i suoni sembrano più vicino orientali che estremo orientali, che poetici, come in “Mundos Rotos”, dove le frasi intervallano l’inglese allo spagnolo.
Un espediente artistico interessante che ben rimarca il concetto del titolo del brano giungendo all’amara constatazione che, malgrado tutto, si continua ad andare avanti “…We’re tired of the lies, las promesas vacías,//The world feels cold, pero bailo todavía…”.
Mirabile “Champions of loniless”, con la splendida voce di Sophia DB, un brano che ci ricorda ancora la nostra natura, in qualche modo divina, così come la nostra comune provenienza.
È un invito alla fratellanza universare, dopo la constatazione che veniamo tutti dallo stesso posto (“..We were born from the same explosion,//a breath of light scattered through the dark,//a single pulse divided//into billions of names...”), per poi prendere atto che, malgrado questo, siamo tutti tremendamente e inesorabilmente soli (“We are seeds of the Universe//We are seeds of sadness.//We are champions of loneliness”), concludendo però in modo assai triste (“We were the dream//of an universe learning to know itself,//and we became its sadness”).
Altri brani si muovono con stili diversi, come in “AI Pace”, più rap, o in “Lara Birthday”, abbastanza latino americano, ma che nel complesso rimangono congruenti ai temi dell’album, grazie anche alle liriche.
Magnifico “Bluebird”, una poesia di Charles Bukowski recitata e accompagnata, brano ben organizzato musicalmente con uno sfondo musicale che si muove in modo molto originale, senza però mai travalicare la voce.
Nel complesso Osaka I dance di MKDB è un album coerente, un invito alla profondità di ascolto, e non solo musicale, che l’uomo deve recuperare, un viatico potente per una riflessione su una attualità che è sempre più distopica, dispotica, divisiva, genitrice di solitudine interiore.
Una riflessione possibile, come ricorda la copertina, partendo dalla memoria storica dei grandi eventi tragici del secolo passato, ma anche dal prendere atto di quelli attuali.
TRACKLIST 1. OSAKA intro 2. SEED OF UNIVERSE, Poem 3. DANCE in OSAKA 4. CHAMPIONS OF LONELINESS 5. AI PEACE 6. THE PRESIDENT 7. MUNDOS ROTOS 8. LARA BIRTHDAY 9. BLUEBIRD (Bukowski) 10. RESILIENCE 2025 (Ghost Track)
Articolo del
15/01/2026 -
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