SILVIO ORLANDO IN CIARLATANI di Pablo Remón traduzione italiana di Davide Carnevali da Los Farsantes e con (in o.a.) Francesca Botti, Francesco Brandi, Blu Yoshimi scene Roberto Crea luci Luigi Biondi costumi Ornella e Marina Campanale aiuto regia Raquel Alarcón regia PABLO REMÓN
Un’attrice di teatro (Francesca Botti) la cui carriera stenta a decollare; sognatrice, fin da quando, quindicenne, davanti ad una eclissi di luna durante la quale i lupi impazziscono e i pipistrelli sono disorientati, si vede protagonista su grandi palcoscenici, fino ad immaginarsi vincitrice del premio David di Donatello pur non avendo fatto parte della cinquina scelta dalla giuria. Un regista affermato di film commerciali (Francesco Brandi) che invece, al contrario, è all’apice del successo. Entrambi attraversano una crisi personale. L’attrice perché forse non è pienamente convinta che interpretare, cioè fingere, sia qualcosa che abbia confini cosi netti rispetto alla vita reale, e il suo ossessivo desiderio di diventare attrice lo vive più come una imposizione paterna che non come una libera vocazione; ed il regista perché, costretto in un letto di ospedale a seguito di un incidente aereo, è portato e rivedere la sua carriera dove, accanto a produttori cocainomani, attori falliti ed attrici invecchiate, dovrà giustificarsi delle tante accuse di plagio delle sue opere in un momento di narrazione metateatrale.
Entrambi sono legati da un regista cult degli anni 80 (Silvio Orlando), che è il padre di lei ed il maestro di lui. Le loro storie si dipanano e si intrecciano in una narrazione alternata, sostenuta da cambi di scena che trasportano lo spettatore in un continuo fluire del tempo tra passato e presente, ma soprattutto tra sogno e realtà.
Opera complessa, dunque: che viene narrata con una struttura romanzesca o cinematografica a seconda dei momenti, dei personaggi, dei tempi, dei quadri scenici. È dunque, necessariamente, una narrazione ibrida, dove lo spettatore potrebbe trovarsi disorientato. Ma per fortuna questo rischio viene fugato da un paio di elementi: la figura del giovane regista che, da dentro l’opera, da sopra il palco ed accanto agli attori, spiega i piani narrativi dell’opera. E soprattutto dalla figura del vecchio regista, che con una perfetta prova attoriale di Silvio Orlando riesce a fungere da trade d’union tra i vari personaggi e i piani narrativi, e soprattutto riesce a dettare i tempi dei momenti comici e dei momenti drammatici avvolgendo il pubblico in una risata collettiva o in un silenzio di riflessione. Opera complessa, dicevamo, ma piacevolissima. Dove, attraverso sketch e battute esilaranti (strepitoso quello del barista kazako) vengono posti sul palco tematiche profonde, che ci riguardano tutti. La falsità, l’ipocrisia, il non detto. Il rapporto, sempre molto complicato, tra genitori e figli. I sogni, che rischiano sempre di essere indotti da una sovrastruttura che ci condiziona ma non ci appartiene. La capacità di autodistruzione, e la ricerca continua dell’originalità anche laddove è evidente che altri, prima di noi, hanno già detto tutto. Insomma, ce ne torniamo a casa con la sensazione che su quel palco ci siamo stati noi, con le nostre contraddizioni, i nostri dubbi, le nostre debolezze. E questo è quello che deve fare il teatro di qualità! in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma dal 19/03/2025 al 30/03/2025
Articolo del
20/03/2025 -
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