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Domenica 15 febbraio ho preso in mano “Robinson”, il supplemento settimanale di libri, arte e cultura di La Repubblica e lo vedo titolato “Insomnia”: che gioia, “Robinson” che apre parlando del nuovo fantastico memoir di Robbie Robertson!
Non era vero, ovviamente: ovviamente perché quando mai in Italia un memoir di un chitarrista rock potrebbe guadagnarsi la copertina di un giornale ad alta tiratura (che poi, alta: è sempre più ristretta per chiunque, ahimè). Di vero c’è però che, come ho scritto, il nuovo memoir dell’ormai buonanima Robbie Robertson (sì, il chitarrista di The Band, per chi proprio non avesse ancora fatto due più due, scomparso tre anni fa), è fantastico.
Confesso: mi sono perso il suo precedente, l’osannato Testimony, e la bellezza di questo suo seguito mi fa rimpiangere ancor di più questa mia mancanza.
Seguito, già: perché Insomnia comincia laddove Testimony finisce, ovvero dal concerto d’addio del del 25 novembre 1976 noto come The Last Waltz. La storia si apre a febbraio 1977, con un Robertson che, cacciato di casa dalla moglie Dominique Bourgeois, sfreccia nella notte verso Mulholland Drive, dov’è atteso da Martin Scorsese per discutere sul film che il regista sta costruendo dai filmati di quell’ultima serata dal vivo e che sarebbe uscito nelle sale il 26 aprile 1978. Insomnia è la storia del lost weekend di Robbie e Martin, iniziato in quel febbraio 1977 e terminato agli inizi di settembre 1978, con il ricovero in ospedale di un provatissimo Scorsese.
Martin prenderà la decisione di dirigere Toro scatenato; Robertson di tornare con la moglie. Il memoir, che è già arrivato a p. 175, prosegue veloce fino alla prima mondiale di Toro scatenato, il 14 novembre 1980, giungendo a p. 219, seguito da una breve postfazione dell’ex moglie Dominique.
Robertson si conferma narratore di livello assoluto. Quello che scorre con vivida evidenza sotto gli occhi di chi legge è un carosello vorticoso di persone, fatti e fattanza: la lenta disgregazione di The Band, “ognuno perso dentro ai fatti suoi”, potremmo chiosare, citando Vasco; Scorsese depresso per il flop di New York, New York (!!!), che si rintana nella sua villa, oscurata giorno e notte, a guardare vecchi film insieme a Robertson; la cocaina e le sigarette, che aggravano la sua asma; l’amico guardia del corpo Steve Prince, ex eroinomane che si addormenta con tranquillanti per cavalli e gira in mutande con pistoloni nella fondina e cartuccere a x sul petto; l’ossessiva limatura di The last waltz, il film; la profonda amicizia tra Martin e Robbie; l’incontro con Isabella Rossellini, favorito dal chitarrista, novello Cupido; il turbinio di relazioni di Robertson (Geneviève Bujold, Jennifer O’Neill, Carole Bouquet); lo scontro a Cannes con Gillo Pontecorvo che dà del fascista a Scorsese; Jack Nicholson e Francis Ford Coppola (che manda un cuoco a casa di Scorsese per assicurarsi che mangi), Harvey Keitel e Robert De Niro, Joe Pesci e Akira Kurosawa; la visita a George Harrison a Friar Park; Neil Young preoccupato per lo sbuffo di cocaina sul naso con cui ha suonato al The last waltz (eliminato in post-produzione per poter avere la liberatoria e far uscire il film); Dylan ansioso per la possibile coincidenza di uscita di The last waltz e il suo Renaldo & Clara; Robertson che ascolta in anteprima Gotta Serve Somebody; quella volta che ci prova con Sofia Loren (e gli va buca); quando recita in Carny, film sui circhi statunitensi e Jodie Foster gli dà consigli sull’arte dell’attore.
E dimentico una valanga di roba. Insomma, con Insomnia non ci si annoia un attimo: merito del contenuto, ma, come già scritto, anche della qualità di narratore di Robertson. Uno dei migliori libri rock mai scritti. Vale tutti suoi 20 euro, e anche qualcosa di più
Articolo del
19/02/2026 -
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