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Digitalizzare uno dei passaggi ancora fortemente burocratici della filiera musicale. È questo l’obiettivo di SoundRights, la prima Licensing Automation Platform italiana che utilizza anche l’intelligenza artificiale per semplificare la gestione delle autorizzazioni necessarie all’utilizzo della musica. Nata dall’incontro tra Simone Prandin e Fabiano Buongiovanni, SoundRights si presenta quindi non come un nuovo soggetto che vende licenze, ma come uno strumento tecnologico destinato a collegare in maniera più semplice chi utilizza musica con il sistema che ne tutela e remunera i diritti. Il peso della burocrazia ha spesso contrastato eventi e produzioni e forse, molta della colpa, è anche il cattivo utilizzo degli strumenti che ci vengono messi a disposizione.
«Sicuramente la complessità della burocrazia ha avuto un peso nel contrastare la produzione musicale e la sua diffusione, ma credo sia troppo semplice dare la colpa al “sistema” come si dice. E a noi piace vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Il problema, secondo noi, nasce quando una struttura amministrativa complessa viene gestita attraverso infrastrutture che non sono state progettate per governarne la complessità. Ma questa è una delle tante opportunità che il mercato propone ogni qualvolta avviene un cambiamento. È oggettivamente improbabile che venga progettato un processo amministrativo che non faccia riferimento alla situazione attuale, ma che ipotizzi i potenziali sviluppi futuri di quel sistema, soprattutto quando questi avvengono a decine di anni di distanza». Fabiano Buongiovanni, Co-Founder & CEO
Dunque SoundRights nasce da un problema concreto: per molti operatori la difficoltà non consiste nel riconoscere economicamente i diritti degli artisti, ma nell’orientarsi tra soggetti diversi, regolamenti, documenti e procedure. SoundRights concentra questi passaggi in un unico portale, attraverso il quale è possibile identificare la licenza necessaria, confrontare le opzioni, ottenere preventivi e gestire le pratiche.
«La burocrazia musicale, se vogliamo, nasce più di 100 anni fa, in un contesto in cui l’interlocutore era uno con un'unica procedura. E, nonostante nel tempo siano state aggiornate le norme, non si è mai arrivati a ripensare l’intero sistema in funzione della presenza di diversi titolari di diritti, collecting, regole, tariffari, casistiche e soggetti che oggi devono interagire tra loro. E penso di poter affermare che difficilmente questo avverrà nel breve periodo. Quando tutto questo viene gestito attraverso processi frammentati e spesso poco interoperabili, ogni passaggio aggiunge attrito. E quell’attrito non rallenta soltanto chi deve pagare una licenza: rallenta la circolazione del valore lungo tutta la filiera. Per questo non penso che la risposta sia semplicemente “meno burocrazia”. La vera domanda è: come possiamo costruire un’infrastruttura capace di rendere semplice un sistema che, per sua natura, è complesso? E forse c’è anche un’opportunità: proprio perché l’Italia ha una struttura così articolata, se riusciamo a costruire qui un’infrastruttura capace di far dialogare correttamente tutti questi elementi, abbiamo creato un modello che può essere molto più facilmente adattato ai mercati internazionali. In altre parole, la complessità italiana può essere stata un freno, ma può diventare anche il nostro più grande laboratorio di innovazione». Fabiano Buongiovanni, Co-Founder & CEO
E dunque eccoci arrivati a sfruttare l’A.I. in modo efficace: da una parte riduce il carico amministrativo per imprese e professionisti; dall’altra punta a favorire una gestione più corretta dei diritti, facilitando i pagamenti e il riconoscimento economico del lavoro di artisti e musicisti.
Articolo del
08/09/2026 -
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